• Roberto Maffeo

Ossimoro yogico: yoga olimpiadi

Ho letto recentemente in una rivista di yoga che Bikram, l’inventore del “Bikram Yoga”, è seriamente in contatto con il comitato olimpico per inserire tra le diverse attività sportive anche lo yoga. Non è completamente una novità perché in India esistono competizioni di asana da tempo, io stesso ne ho vista più di una a Mysore e un paio degli insegnanti che ho frequentato erano “campioni”. Anche in Italia la cosa sta prendendo piede perché pare che il CONI, a cui la maggior parte delle scuole di yoga sono affiliate, pretenda che lo yoga si identifichi come realtà sportiva e di conseguenza competitiva. In effetti non ha torto perché se definiamo lo yoga come sport allora deve sottoporsi a gare locali, regionali e nazionali, dove emergano vincitori e vinti. Dove chi vince si prende la sua coppa e la gratificazione di essere stato il più bravo e chi non è arrivato al podio, dopo aver ingoiato la frustrazione, si impegni di più per essere più competitivo la prossima volta.

In India ci sono giudici con le loro palette che danno voti su ogni singola asana, ci sono diverse categorie a seconda dell’età e ovviamente del genere. Uno dei miei insegnanti era famoso perché prendeva sempre 10, il massimo, per il suo impeccabile Tittibasana. Le location erano molto semplici e alla buona, ma noi italiani su questo saremmo sicuramente più cool!

Ma davvero quando pensiamo allo yoga pensiamo a tutto questo? Io ho pattinato per 15 anni gareggiando tutti i fine settimana da una città all’altra, è stata una bellissima esperienza, ma quando, in tarda età, ho cominciato a fare yoga non immaginavo certo di ritornare in tali ambienti. Non era sicuramente la competizione quella che cercavo e sinceramente non avevo nessuna voglia di dimostrare a qualcuno le mie capacità motorie. Certo, se guardo le yoga-star su youtube mi rendo conto di essere anacronistico, ma vorrei poter credere ancora di non aver fatto la scelta sbagliata.

Ritengo di avere qualche carta a favore della mia tesi. Per quello che ne so le asana sono una parte dei famosi otto stadi dello yoga, sempre se riteniamo gli Yogasutra di Patanjali il testo fondante il nostro yoga. Se non sbaglio Patanjali ci dice che lo yogi deve “tentarli” tutti, uno per uno, per raggiungere un certo stadio di liberazione. Non entro nel merito perché non essendo uno studioso di questi testi preferisco non addentrarmi. Però come umile praticante sono abbastanza sicuro che tutti i miei insegnanti, ma proprio tutti, mi hanno sempre ricordato l’importanza di praticare i primi due stadi: yama e nyama. Per chi conosce un minimo di cosa sto parlando sa benissimo che se c’è una cosa che proprio non deve essere praticata è la competizione, o meglio, dimostrare agli altri quanto si è bravi. Per Patanjali non solo il proprio ego non andrebbe coltivato, anzi è la cosa che ti porta alla rovina! Più ego hai più lontano sei dalla meta. Il punto è che non sono solo io o quei quattro insegnanti che ho incontrato a dirlo, lo dicono tutti, dai più illustri praticanti agli studiosi più riconosciuti. Anche tra coloro che affrontando gli Yogasutra sono arrivati ad interpretazioni distanti, su una cosa sono d’accordo: l’abbattimento dell’ego. Gli studi più recenti, ad esempio quelli del rinomato S.O.A.S. (School of Oriental and African Studies), ci dicono che gli Yogasutra, scritti qualche secolo dopo la comparsa del Buddha, sono una risposta a speculazioni filosofiche sul pensiero buddista. Se c’è una cosa su cui anche il pensiero del Buddha mi sembra non avesse dubbi era proprio la riduzione dell’ego.

Allora ripongo la domanda: ma siamo così sicuri che lo yoga e le olimpiadi siano compatibili? Capisco che non è solo l’etica a guidare certe scelte politiche e spesso per andare avanti sono necessari compromessi. Ma proprio sullo yoga? Proprio su quella disciplina dove la gente cerca serenità, concentrazione, intimità? Proprio su quel momento che è solo tuo e di nessun altro? Come si può pensare che adesso si cominci a fare le asana con l’intento di mettersi a gareggiare e addirittura farsi giudicare per come facciamo yoga? Ma ci rendiamo conto: un voto sulla pratica personale!!! E’ come se qualcuno volesse votare uno stile di vita. E magari mi da anche un brutto voto!!!

Molti di noi hanno scelto di praticare le yoga asana come momento personale, come forma meditativa dinamica, hanno scelto di comprarsi un tappetino e seguire un insegnante che li aiutasse a trovare una pace interna dopo giornate lavorative stressanti. Molti di noi hanno scelto lo yoga proprio perché non si sentivano a loro agio in palestra ed erano stufi di essere sfidati dall’altro.

Nell’ashtanga yoga, la mia pratica personale, è molto facile cadere nella prestazione, ma è proprio questo il punto, non solo devi sforzarti a guardare dentro di te, ad ascoltarti senza entrare in competizione con il tuo vicino, il tuo obiettivo principale è proprio quello di smettere di competere anche con te stesso. Per cui, per quanto mi riguarda, Yoga olimpiadi?…no grazie!


Roberto Maffeo




18 visualizzazioni

© 2020 by Bottega Ashtanga. Proudly created with Wix.com

  • w-facebook
  • White YouTube Icon